Conservare la memoria – archivio


ARCHIVIO

Le immagini realizzate vengono generalmente conservate in archivi: si va da un archivio semplice come quello personale, che fungono solo da raccoglitori non particolarmente ordinati, a quelli delle grandi istituzioni nazionali o sovranazionali, che conservano in perfetto ordine tutte le immagini che si possono riferire a un determinato tema.

 Memoria storica e collettiva

l grandi archivi hanno  fondamentalmente la funzione di conservare e proteggere le immagini, ma soprattutto il compito di fungere da memoria storica e collettiva per permettere a chiunque l’accesso alle fonti visive di fatti, persone e oggetti del passato.

L’archivio gode di una indiscussa autorevolezza proprio perché conserva “fatti stampati” e perché li ha ordinati e classificati in modo scientifico.

Questa aura di oggettività che li circonda costituisce però il rischio più grande per chi li utilizza.

Già il filosofo francese Jacques Derrida aveva fatto notare in un suo piccolo saggio intitolato Breve storia della menzogna come la pretesa oggettività dell’archivio, accolta in modo acritico, costituisca un grande pericolo per chi vi si accosta senza sollevare un dubbio, senza tenere presente una possibile mistificazione, più o meno consapevolmente voluta.

Sarebbe possibile, in linea di principio, creare un enorme archivio fotografico sull’invasione degli extraterrestri e riuscire a dotarlo, magari grazie a un’abile retorica, di un’autorevolezza sufficiente a renderlo credibile in modo acritico.

L’archivio quindi, che nasce proprio come custode della verità storica (il discorso vale infatti anche per i grandi archivi di documenti), potrebbe rivelarsi come una micidiale arma a doppio taglio per l’uso scorretto che se ne può fare.

L’ARCHIVIO E IL RUOLO DELLA DIDASCALIA

L’archivio fotografico esplica la sua funzionalità grazie a un elemento che viene aggiunto all’immagine: la didascalia.

Dal greco “didasco” (insegno, spiego), la didascalia è la spiegazione della fotografia a parole, la descrizione sintetica dei fatti rappresentati nell’ immagine.

Ovviamente il problema di una possibile sostituzione della didascalia costituisce un grosso scoglio nel rapporto tra l’immagine e la verità rappresentata.

Da questo punto di vista il fotografo garantisce, grazie alla propria etica professionale, di non indicare una didascalia scorretta, ma resta pur sempre lo possibilità che il fotografo abbia commesso degli errori di valutazione e di interpretazione della realtà alla quale si trovava di fronte; grazie all’archivio questi errori vengono sanciti per sempre come verità incontrovertibili, anche perché nella mente umana resta l’idea che nulla sia più vero di un’ immagine.

Il problema dell’autenticità.

Per certi versi la funzione delle agenzie di fotogiornalismo (è infatti questo l’ambito in cui il pericolo si avverte con maggior forza e drammaticità) è fondamentale proprio in quanto garanzia di un ulteriore livello di controllo e tutela.

Anche se il fotografo dovesse morire o impazzire l’agenzia che conserva le sue immagini potrà sempre conservare anche il loro significato, almeno per come è stato percepito.

archivio Regano Gorbaciov

La grande accessibilità agli archivi, garantita dalla messa in rete delle informazioni, rende più labile questa tutela: per chiunque è possibile scaricare un’immagine da Internet, modificarne, sempre ammesso che ci sia, la didascalia, e rimetterla in circolazione con tutto un altro significato.

Purtroppo non è possibile arginare questo fenomeno, anzi bisogna registrare il fatto gravissimo che non sono solo singoli individui privi di senso di responsabilità ad agire in questo modo, ma persino i grandi giornali ormai operano con questo criterio: non è raro trovare la stessa identica fotografia su due giornali diversi accompagnata da due didascalie di segno opposto.

La stessa immagine rappresenta una donna che fugge dai bombardamenti oppure, a seconda della scelta del giornalista, una donna che va al mercato grazie al nuovo clima pacifico.

Attualmente non esistono reali garanzie che tutelino chi fruisce dell’informazione; purtroppo resta un tema davvero delicato che può essere affidato solo alla responsabilità di chi opera nel settore dell’informazione, ma certamente la consapevolezza di chi legge, guarda e giudica è determinante.

Non si tratta di dubitare di ogni cosa o cercare sempre spiegazioni dietrologiche, quanto piuttosto di tenere sempre presente che le possibilità di un’incongruenza tra l’immagine e la verità è sempre possibile, per malafede, errori, condizionamenti culturali o politici.

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