Dal banco ottico alla macchina digitale


Corpo, obiettivo, diaframma e otturatore costituiscono la base della moderna macchina fotografica e sono gli elementi da cui è costituito il banco ottico, la macchina usata ancora ai giorni nostri e che più si avvicina ai rudimentali modelli di macchina fotografica.

camera obscura a soffiettoIl banco ottico si presenta come una vera e propria camera oscura: l’immagine si forma capovolta sul vetro smerigliato che si trova dalla parte opposta all’obiettivo e per vederla è necessario coprire la macchina con una tela scura che non faccia entrare la luce.
Nel banco ottico la pellicola viene inserita attraverso una specie di scatola a prova di luce, lo chassis, nel piano porta pellicola.

Solo dopo aver deciso l’inquadratura si mette lo chassis (e da questo momento non è più possibile vedere l’immagine inquadrata), si toglie la sottile lamina che protegge la pellicola dalla luce e si procede ad aprire l’otturatore.
Si rimette poi la lamina e si toglie lo chassis. Si tratta quindi di un tipo di macchina che richiede una certa lentezza e preparazione e non permette rapidità di ripresa, ma offre una qualità di immagine molto alta grazie alle notevoli dimensioni (10 cm circa di lato) del suo negativo.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento comparvero le prime macchine che non usavano lastre ma una pellicola a rullo, di grande formato, alto ” 5 o 6 cm.

Poco dopo venne prodotta la prima macchina di questo tipo che ebbe una grande diffusione: l’americana Brownie, dei primi anni del 1900.

IL 35 mm. E LA LEICA

Tutto cambia grazie all’invenzione della macchina fotografica di piccolo formato.

Questo oggetto rivoluzionario nacque durante la prima guerra mondiale perché l’esercito tedesco aveva bisogno di riprese veloci e precise realizzate sui campi di battaglia.

Oskar Barnak progettò quindi una macchina con una pellicola a rullo di piccolo formato, utilizzando le pellicole usate nel cinema, la cui larghezza, compresi i fori per il trascinamento della pellicola, misurava 35 mm.

La macchina venne messa in produzione da Leitz nel 1924 e ottenne subito un grandissimo successo: si trattava di un oggetto piccolo e leggero, compatto e maneggevole, che permetteva riprese rapide e precise.

Nasceva così la Leica (il nome è la contrazione di Leitz Camera). Inevitabilmente divenne la macchina fotografica ideale per chi voleva riprendere velocemente e in condizioni sfavorevoli, e quindi la macchina fotografica preferita dai reporter.

Alle possibilità offerte da questa macchina forse si deve anche la nascita di un modo di fare fotografia molto più estemporaneo e immediato che certo non è paragonabile all’approccio lento richiesto dal banco ottico.

Leica

REFLEX E COMPATTE

Le evoluzioni successive andranno fondamentalmente in due direzioni: da una parte si miglioreranno i sistemi di visione passando dall’immagine rovesciata mostrata dal banco ottico alle attuali macchine reflex.
L’altro versante sarà quello delle macchine fotografiche compatte, sempre più piccole e automatizzate.

‘ Il reflex è sostanzialmente un sistema che consente di visualizzare attraverso il mirino un’immagine che è esattamente quella che verrà inquadrata dal fotogramma.

Questo grazie a un meccanismo di specchi alloggiati in un prisma, chiamato pentaprisma, che si trova sulla sommità del corpo della fotocamera .

Sistema reflex
L’AVVENTO DEL CCD E LE MACCHINE DIGITALI

Attualmente la vera novità è però costituita dal digitale.

Questa nuova era della fotografia è per certi versi rivoluzionaria, ma a ben vedere sarebbe forse da considerarsi semplicemente come un nuovo supporto sensibile che sostituisce la pellicola poiché i concetti di base che stanno a monte del processo fotografico rimangono tutto sommato gli stessi.

La macchina fotografica digitale infatti conserva tutte le componenti proprie delle macchine “tradizionale”, ma al posto della pellicola, presento un CCD (couple charged device): un piccolo sensore in silicio in grado di registrare la luce, non mediante una modifica chimica, ma grazie alle proprietà fotosensibili del materiale stesso, che è oltretutto un ottimo conduttore elettrico (è usato infatti in moltissimi componenti elettronici).

Il silicio è in grado di modificarsi a contatto con la luce, generando un segnale elettrico successivamente digitalizzato in un flusso di dati che costituisce il file della fotografia.

Questo sensore digitale lavora così nel momento in cui viene esposto alla luce, torna poi allo stato iniziale permette di scattare una nuova foto.

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