Esposizione: tempo e diaframma


ESPOSIZIONE: LA NECESSITÀ DELLA LUCE

Si definisce esposizione il procedimento attraverso cui un ‘immagine si imprime in maniera definitiva su un supporto analogico o digitale grazie all’intervento della luce.

Questo avviene attraverso una serie di reazioni chimiche o elettriche prodotte dalle onde luminose riflesse o emesse dai corpi.

La luce, passando attraverso l’obiettivo, colpisce l’elemento sensibile fino a quando il suo passaggio non viene bloccato dalla chiusura dell’otturatore.

Nella fotografia analogica avviene una trasformazione chimica della pellicola, nel digitale è un sensore che reagisce alla luce, producendo una tensione elettrica trasformata da un convertitore in dati numerici.

In entrambi i casi è necessaria una determinata quantità di luce per realizzare un ‘immagine correttamente esposta.

Affinché la fotocamera registri la luce in modo appropriato alla scena da riprodurre servirà che sia attraversata da un flusso luminoso nella quantità e nel tempo giusti per non sovraesporre né sottoesporre l’immagine finale.

In certi casi possono bastare millesimi di secondo, altre volte sono necessari molti secondi o addirittura minuti.

Allo stesso modo si possono usare diaframmi a tutta apertura o molto chiusi per regolare questa quantità di luce.

L’esposizione corretta

Determinare l’esposizione corretta è fondamentale ed è il risultato di una vera e propria analisi che viene operata dalla fotocamera stessa attraverso l’esposimetro e che mette in relazione i tre parametri variabili che la determinano:

tempo di posa, apertura del diaframma e sensibilità ISO del supporto.

Espoaizione corretta

Attraverso questa operazione si riesce così a valutare la quantità di luce presente nella scena in funzione delle variabili che si sono impostate: questa lettura sarò la base per comprendere come operare una corretta esposizione.

REGOLARE LA QUANTITÀ DI LUCE: OTTURATORE E DIAFRAMMA

Intuitivamente tanto più la scena sarà luminosa, quanto meno tempo sarà necessario perché la pellicola si impressioni; viceversa in condizioni di scarsa luminosità occorrerà lasciare la pellicola esposta per più tempo.

Se l’otturatore è il modo per regolare il tempo durante il quale la pellicola è esposta, la quantità di luce è data sia dalle condizioni esterne sia dall’uso del diaframma.

Il diaframma funziona come l’iride, mentre l’otturatore può essere paragonato alla palpebra.

Il diaframma determina quindi la quantità della luce che agisce sul supporto, mentre l’otturatore ne determina il tempo di incidenza:

la luce infatti raggiungerà il cuore della fotocamera solo per il tempo tra l’apertura e la chiusura delle tendine che determinano lo scatto e nella quantità permessa dall’apertura lasciata dalle lamelle del diaframma.

La regolazione di questi due parametri avverrà necessariamente in stretta relazione: una maggiore apertura del diaframma richiederà un tempo di posa più breve e una minore apertura uno più lungo, così come un tempo breve di scatto richiederà una maggiore apertura del diaframma e viceversa.

 IL RUBINETTO: PERFETTA METAFORA DELL’ESPOSIZIONE

Esporre correttamente una pellicola è paragonabile a riempire un bicchiere d’acqua.

La quantità di acqua è data dalla maggiore o minore apertura del rubinetto, mentre il tempo durante il quale l’acqua scende è dato dall’intervallo in cui rimane aperto il rubinetto.

 

Rubinetto e diaframmi

Questi due elementi si possono combinare tra loro: è possibile fare scendere un filo d’acqua, ma in questo caso servirà qualche decina di secondi perché il bicchiere si riempia, oppure si può aprire tutto il rubinetto e basteranno pochi secondi perché il bicchiere sia colmo.

Sostituendo l’acqua con la luce diventa evidente la relazione tra tempo d’otturazione e apertura del diaframma: se il diaframma è più aperto passerà più luce, e il tempo d’otturazione potrà essere più breve; al contrario se si usa un diaframma molto chiuso, sarà necessario aumentare il tempo di posa perché la pellicola sia correttamente esposta.

LA COPPIA: TEMPO/ DIAFRAMMA

Esistono diverse combinazioni per ottenere la giusta esposizione; semplificando si dirà: più luce in meno tempo o meno luce in più tempo e occorrerà capire quali siano le conseguenze di questa scelta per quanto riguarda la resa della fotografia.

Bisogna sapere infatti che un diaframma chiuso aumenta la profondità di campo, cioè la nitidezza di tutti i piani dell’immagine, mentre un diaframma aperto produrrà la messa a fuoco solo di un piano, facendo apparire fuori fuoco tutto quanto lo precede e lo segue nel la scena inquadrata.

Variare il tempo d’otturazione

La variazione del tempo d’otturazione invece consente di rappresentare in modo diverso il movimento: con un tempo di posa molto basso (l /2000 fino a l /500 di sec) verrà impresso un solo brevissimo istante della scena ripresa, senza lasciare una traccia di quel movimento.

Usando invece un tempo di scatto più luogo sullo stesso fotogramma potrà rimanere impresso quel movimento in forma di scia. Scegliere tra queste due possibilità significa sapere quale significato e quale interpretazione si vuoi restituire della scena.

 

 

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