Fermare il tempo


La fotografia permette una registrazione diretta della realtà e soprattutto annulla la distanza di tempo che intercorre normalmente tra l’osservazione e l’elaborazione pittorica, nonché tra l’inizio e la fine del dipinto.

La fotografia è immediata; blocca esattamente, quel momento di tempo irripetibile.

Questo è un fatto straordinario tanto che all’inizio ci fu addirittura una sorta di diffidenza per questo tipo di immagine così impietosa che sembrava fermare il tempo in una sorta di mortifera staticità.

La fotografia di un moribondo, ad esempio, non è un ritratto pittorico edulcorato, ma la rappresentazione realistica (anche se già agli albori della fotografia si ritoccavano le immagini agendo direttamente sulla lastra) di un momento preciso, di un volto magari già segnato dalla malattia che si para davanti agli occhi con tutta la sua fredda drammaticità.

Il rapporto con il tempo non è mai stato facile per l’uomo: nelle Confessioni sant’Agostino, uno dei pensatori che più ha riflettuto su questa tematica, diceva cercando di definire il tempo: «Se non me lo chiedi lo so, ma appena cerco di spiegarlo, non lo so più».

La fotografia interviene a complicare ulteriormente questo rapporto già non particolarmente semplice: blocca il presente perché sia fruibile come presente anche nel futuro e fa ritornare presente ciò che è passato.

 L’eccezionalità dell’immagine fotografica.

Occorre anche tener presente le fatiche a cui si sottoponevano le persone pur di avere un ritratto fotografico: quando ancora non era stata scoperta la possibilità dello sviluppo mediante un liquido rivelatore, le persone dovevano posare immobili anche per più di dieci minuti senza poter effettuare il minimo movimento, che era invece tollerabile nel caso si fosse preferito un tradizionale ritratto pittorico.

Questo testimonia come si riconoscesse un’eccezionalità all’immagine fotografica che poteva giustificare persino una scomodità ovviabile con altri sistemi.

tempo fotografia storica

La ricerca dell’immortalità.

Il tempo bloccato nella fotografia è quindi un tempo importante, che assume un valore eterno.

Si reputa che l’attimo rappresentato sia degno di restare nella memoria per un tempo infinito.

Si tratta del perenne tentativo dell’uomo della ricerca dell’immortalità.

La fotografia in qualche modo è la risposta a questo desiderio, una sorta di elisir di giovinezza concesso dal fotografo alla realtà e alle persone ritratte grazie a un apparecchio composto da una scatola vuota, una lente e una pellicola d’argento.

Non è strano che la scoperta della fotografia sia stata accompagnata da reazioni entusiastiche; nel pieno dell’ideologia del progresso l’Europa non aveva ancora affrontato la prima guerra mondiale e il mito della possibilità di migliorare la civiltà era presente nei pensieri di molti.

La complessità del reale.

Questo valore è rimasto attuale nonostante oggi si faccia finta di aver superato l’ingenuità dei nostri predecessori: «Tutto passa, tutto va via, resta solo la fotografia».

Questa frase compare su una di quelle postazioni, diffuse sulla riviera romagnola, in cui il fotografo si offre di fissare in un’istantanea il momento di una bella e piacevole estate. Una grande promessa che nasconde una grande illusione.

Se da un lato è vero che una fotografia rappresenterà in eterno un momento passato (non tenendo conto dei problemi tecnici durante lo sviluppo, fissaggio, la stampa, la conservazione; considerando tutti questi fattori e il numero di fotografie scolorite, ingiallite, oppure piegate dall’umidità, forse si sarebbe più cauti anche nel dare il valore di eterno a semplici manufatti, che di eterno hanno solo l’idea), bisogna però considerare che l’uomo non potrà mai uscire dalla condizione temporale in cui vive: la fotografia rappresenterà sempre lo stesso momento, ma la persona che la osserva non sarà più la stessa.

Eraclito. Filosofo greco, sosteneva che un essere umano non può immergersi due volte nello stesso fiume.

Sicuramente le sue considerazioni forniscono uno spunto molto interessante: cosa cambia e cosa resta davvero nel corso del fluire del tempo?

Cosa bisogna sacrificare per permanere nel tempo?

Supponendo che la fotografia fissi effettivamente per sempre un momento, a cosa deve rinunciare per ottenere questo scopo?

La risposta è persino troppo banale: rinuncia alla complessità della realtà.

Pur di fissare un momento, la fotografia lo svincola da tutto ciò a cui esso era legato, lo stacca da tutte le sensazioni con cui era percepito, ne prende solo l’immagine e la consegna all’eternità, ma rivedendo quell’immagine non ci saranno più le stesse sensazioni, non si potrà vivere di nuovo quel momento ed è qui che si rende necessario uno sforzo di immedesimazione con l’immagine.


Immedesimarsi nell’immagine.

L’immedesimazione è quel processo per cui si ricrea mentalmente un complesso di emozioni, sensazioni e ricordi che aiutano a entrare in una situazione che al momento non è concretamente accessibile.

Occorre tenere presente queste considerazioni quando ci si accinge a fotografare un evento familiare, una festa, una vacanza: la fotografia sarà tanto più riuscita quanto più renderà facile ed efficace il processo di immedesimazione, quanto più si riusciranno a far passare non solo le immagini viste ma anche le sensazioni provate.

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