Fotografia e memoria – il rapporto con la realtà


memoria

Quando comparve la prima rudimentale fotografia fu subito chiaro una cosa: quella ripresa rappresentava un momento di tempo realmente esistito, fissato in modo indelebile su una piccola lastra.

Il rapporto con la realtà

Anche la pittura aveva cercato questa rappresentazione estemporanea della realtà. l pittori avevano da sempre ritratto elementi reali: persone, paesaggi, oggetti, reinterpretando tutto secondo la proprio sensibilità, ma i pittori impressionisti cercarono l’immediatezza, dipingendo direttamente con il cavalletto e lo tela davanti o ciò che volevano ritrarre.

Cercavano in questo modo di eliminare il più possibile un fattore che era stato sempre determinante nella pittura come nella scultura: la rielaborazione in studio dell’immagine impressa nella memoria.

Il pittore, infatti, una volta tornato nel suo studio, metteva sulla tela quello che ricordava, togliendo e aggiungendo elementi a seconda che gli sembrassero utili o meno all’economia complessivo della scena.

La fotografia invece raggiunse subito l’immediatezza. Il pittore inoltre può creare di sana pianta una realtà del tutto immaginata e fantastica, può addirittura dipingere senza intrattenere nessun rapporto col reale.

Il percorso artistico di Kandinskij mostrò proprio il suo lento e inesorabile allontanamento da ogni rappresentazione di oggetti o simboli per giungere o dipingere linee e colori.

Un altro caso interessante è quello di Hopper: il pittore americano osservava una scena che lo interessava e in studio la riproduceva, cercando via via di eliminare tutti gli elementi non indispensabili.

La memoria

Il passaggio dunque è da ciò che si è visto a ciò che si ricorda e infine a ciò che si vuole rappresentare.

La memoria è quindi per il pittore un elemento con cui costruire l’immagine.

Sarebbe interessante guardare un paesaggio e poi provare a raccontare cosa si ricorda dopo qualche ora: tutti i particolari insignificanti saranno svaniti per lasciare spazio agli elementi più rilevanti che verranno quindi amplificati, e le cose si sposteranno da quella che è la loro sede reale.

Se già in condizioni normali la memoria è difficilmente in grado di trattenere tutti i particolari di una scena, ancora più complicato sarà nei casi in cui la persona subisce una qualche sollecitazione emotiva: si ricorda con precisione un vestito indossato diversi anni prima per un’occasione particolare, e magari non è rimasta alcuna memoria del resto della serata.

Gli aspetti emozionali contribuiscono quindi a loro volta a creare un ulteriore filtro che può avvicinare o allontanare dalla mente alcune caratteristiche e stati d’animo.

La lettura della realtà non è mai semplice e lineare come può sembrare e proprio la memoria, principale strumento per trattenere il mondo e il vissuto nella coscienza, opera la prima “falsificazione” della realtà.

La fotografia salta il ruolo mediatore della memoria, perché attinge direttamente dalla realtà. Fotografando un determinato paesaggio, non si trovano particolari amplificati o elementi omessi, ma si vede tutto così com’è.

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