Il concetto di Stop e il difetto di reciprocità



Il concetto di Stop e il difetto di reciprocità.

Per fare un esempio di tipo matematico potremmo dire che se l’esposizione corretta fosse un valore numerico come 100, questo risultato potrebbe essere dato sia da 2×50 sia da 4×25, sia da 5×20, sia da 50×2.

Allo stesso modo i tre valori (sensibilità del supporto, tempo di posa e diaframma) stanno in rapporto tra loro secondo la legge di reciprocità:

EV (exposure value) =intensità di luce x tempo.

Questa formula definisce la relazione matematica tra le tre variabili che intervengono nel processo di esposizione.

Definisce cioè la precisa quantità di luce necessaria per uno specifico supporto o elemento sensibile.

Gli ISO di una pellicola o di un sensore saranno alla base del primo termine EV mentre sull’intensità della luce influiranno sia l’apertura del diaframma che la luminosità della scena (la luce disponibile), il tempo sarà dato dalla velocità di otturazione.

La luce disponibile è il dato di fatto, da cui si parte per valutare gli altri.

Immaginando quindi costante questo parametro sono gli altri tre che possono variare. Infatti una volta stabiliti due dei tre parametri che rimangono il terzo si calcolerà di conseguenza.

Lo stop Per calcolare di quanto possono variare sensibilità, tempo e diaframma mantenendo la corretta esposizione è stato introdotto il concetto di stop: un metro di misura per porre in relazione proprio queste tre variabili in modo operativo.

Lo stop si riferisce a una determinata variazione esposimetrica.

Aumentando o diminuendo di uno stop, sulla scala dei diaframmi o dei tempi, si raddoppia o si dimezza la quantità di luce che andrà a colpire il supporto.

STOPAllo stesso modo, aumentando o diminuendo di uno stop la sensibilità di una pellicola si raddoppia o si dimezza la “capacità” di quella pellicola di essere impressionata.

Ognuno di queste variabili ha la sua progressione numerica definibile in stop:

Diaframma 1/stop= 1/1 ,0 – 1/1 ,4 – f/2,0 –  f/2,8 – 1/4,0 – f/5,6 – f/8,0 – f/11 – f/16

Tempo di otturazione: T/ stop = 2″, 1 “, 1/2″,  1/4″, 1/8″, 1/15″, 1/30″, 1/60″, 1/125″, 1/250”. 1/1000″

Sensibilità: ISO= 6, 12, 25, 50, l00, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400.

Questi numeri definiscono tre scale in cui ogni termine influirà sull’esposizione con un valore che è il doppio di quello precedente.

Per quanto riguarda la scala dei diaframmi si noterà che non ha una successione numerica lineare, cioè termini non sono il doppio di quello precedente; questo dipende da fattori geometrici e matematici con i quali si regola il diaframma.

Anche la quantità di cui ci si discosta dalla corretta esposizione si misura in stop; se una coppia diaframma/tempo o la sensibilità di un supporto provvede a una esposizione scarsa o eccessiva si valuta di quanti stop è stato sottoesposto o sovraesposto un fotogramma.

Procedimento che in alcuni casi può essere voluto per avere degli effetti particolari sulla resa dell’immagine.

 Il difetto di reciprocità

Esistono dei casi in cui la legge di reciprocità non è rispettata: si tratta dell’effetto Schwarzschild o cosiddetto difetto di reciprocità, in onore del fisico che per primo espose il problema: per ottenere la corretta esposizione ogni emulsione possiede intervalli ottimali di tempi di posa: quando si utilizzano tempi di posa molto bassi (generalmente si parla di tempi inferiori a l /2000) o molto alti (tempi superiori a 30 secondi), le pellicole tendono a perdere in efficienza.

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