Il linguaggio fotografico – riprodurre la realtà


Nonostante sembri complicato, impostare i vari parametri di una macchina fotografica è semplice e intuitivo.

Con la sempre maggiore automazione degli apparecchi può però capitare che l’utente, agisca sui comandi dei tempi e dei diaframmi senza comprendere il loro funzionamento né le conseguenze che questi hanno sull’immagine finale.

I dispositivi che permettono alla macchina ‘fotografica di esporre correttamente il materiale fotosensibile sono il diaframma e l’otturatore.

I due sistemi lavorano in simbiosi: il diaframma, attraverso l’apertura o la chiusura del diametro mediante un sistema di lamelle posto nel l’interno dell’obiettivo, permetterà una diminuzione o un aumento della nitidezza dell’immagine ripresa.

L’otturatore, attraverso la selezione della velocità dell’apertura e della chiusura delle tendine, imporrà all’immagine una netta impressione di congelamento o di dinamicità del movimento.

La scelta dei valori da assegnare a questa coppia di strumenti non dipende soltanto dal tipo di estetica che si vuoi raggiungere: l’azione combinata dei due meccanismi determina (oltre alla profondità di campo e al senso del movimento) la quantità di luce che raggiungerà la pellicola o il CCD.

L’autore deve quindi avere ben chiaro il motivo di ogni sua scelta, perché questo condizionerà la fotografia in maniera netta, definitiva, senza possibilità di ulteriori correzioni.

IL LINGUAGGIO FOTOGRAFICO
Per rappresentare la realtà attraversa la fotografia bisogna conoscere perfettamente il linguaggio fotografico.

I fondamenti della composizione e della trasformazione bidimensionale di un soggetto tridimensionale.

E’ necessario anche capire come utilizzare una visione innaturale (come il bianco e nero o la sfocatura) per provocare una reazione emotiva al fruitore dell’immagine stessa.

Allo stesso modo l’ incapacità visiva di “bloccare” il movimento non permette di visualizzare l’azione così come apparirà non appena si sarà premuto il tasto di scatto.

La velocità scelta sul cursore dei tempi definirà il grado di movimento del soggetto ripreso.

Così, il tempo bloccato diventa narrazione e costituisce un elemento fondamentale del linguaggio.

Riprodurre la realtà
Per prima cosa, oltre a porre attenzione alla composizione della scena fotografata.

Il fotoamatore dovrà cercare di interpretare la realtà considerando che questa, una volta fissata sulla pellicola, perderà le caratteristiche fondamentali percepite durante la ripresa.

Con la perdita della sua tridimensionalità la realtà fotografata apparirà piatta e statica : per questo un’attenta composizione permetterà di simulare al meglio la profondità della scena.

Diversamente dall’obiettivo il sistema visivo umano permette normalmente una visione nitida su tutto il campo visivo.

L’unico caso in cui risulta evidente l’esistenza dei diversi piani di messa a fuoco si ha con un oggetto a circa l0/ 20 cm dagli occhi.

Normalmente  l’occhio mette a fuoco il punto che si sta guardando e automaticamente il cervello non definisce tutto quello che non è a fuoco.

Questo rapporto tra occhio e cervello non è riproducibile da una macchina fotografica, la quale ha una sola distanza oggetto obiettivo- piano pellicola che garantisce la perfetta nitidezza, mentre tutto il resto sarà sfocato.

La chiusura del diaframma permette però di aumentare la nitidezza nelle parti sfocate.

linguaggio

Per produrre un’opera interessante non c’è bisogno di rappresentare la realtà sfocata, con toni soffusi e stampe dipinte a mano: la ragione di una scelta di questo tipo deve essere chiara e decisa perché è meglio ricercare un significato incisivo e dare risolto al messaggio e all’estetico piuttosto che alla tecnico in sé (la sfocatura) .

 

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