Iniziare a comporre: alcune regole di base


Chi inizia a dedicarsi alla fotografia vorrebbe avere delle regole che lo orientino a realizzare delle buone immagini, d’impatto, interessanti e senza errori tecnici. Tra queste regole ce ne sono alcune fondamentali che vengono spesso indicate come punto di partenza per una buona composizione.

Regola dei terzi
Una di queste è la regola dei terzi, secondo la quale considerando il fotogramma diviso mediante quattro linee {immaginarie), due orizzontali e due verticali passanti appunto per i terzi di ogni lato, in nove parti uguali, il soggetto principale andrebbe posizionato in uno dei quattro punti di intersezione determinati dal loro incrocio.

regole

L’orizzonte

Un altro consiglio è quello di non far coincidere la linea dell’orizzonte con la metà del fotogramma, ma piuttosto spostarla al terzo sopra o al terzo sotto a seconda che si voglia dare più spazio alla porzione d i cielo o alla terra.

regole

Cosa non escludere
Un’altra regola che vale per il ritratto fotografico è quella di non escludere dall’inquadratura parti del soggetto ripreso (mani, testa o piedi).

Contraddire le regole.
È vero però che questi consigli possono anche limitare in alcun i casi una certa volontà espressiva.

Facendo un paragone con la letteratura, non sarebbe certo corretto individuare come giusto un solo stile di scrittura obbligando tutti a utilizzarlo in quanto parametro di riferimento.

Le regole sono utili come riferimento per ottenere una composizione corretta secondo i concetti di armonia ed equilibrio dell’immagine e vanno quindi interpretate come punto di partenza per iniziare a essere consapevoli del proprio modo di inquadrare la realtà, dopodiché è necessario concentrarsi anche sullo scopo comunicativo che si intende raggiungere.

L’ossessione per le regole compositive porterà a sacrificare l’espressione in nome della correttezza formale, in una sorta di “moralismo artistico”, asettico e poco costruttivo.

Ci sona fotografi di reportage che decidono di tenere i bordi dell’immagine molto puliti per non distrarre dal soggetto principale, altri invece che scelgono di tagliare scene, persone e cose in modo da rendere l’immagine molto più dinamica.

Per esempio Robert Frank in alcuni casi includeva nelle sue inquadrature elementi del tutto secondari, come un pezzo del piede di un passante, che non mantengono pulita l’ immagine, ma contribuiscono però a dare un senso di vicinanza alla realtà e di estemporaneità, esattamente la sensazione che egli voleva comunicare.

regole

 

Hiroshi Sugimato, grande e quotato fotografo giapponese, ha realizzato una serie di immagini del più caratterizzate proprio dalla linea dell’orizzonte perfettamente centrata nel fotogramma.

Sono molte le variabili che possono determinare la scelta di un’inquadratura e cambiano a seconda del genere, del periodo, dello scopo delle fotografie.

Ogni scelta può avere diverse conseguenze estetiche ed espressive.

Scegliere l’inquadratura.
L’ inquadratura è data soprattutto dalla posizione della macchina fotografica rispetto al soggetto. Una posizione frontale è sicuramente molto più didascalica, ma anche asciutta e diretta.

Le posizioni angolate, invece, tendono d fornire immagini più suggestive, dinamiche e un po’ meno usuali, necessarie a volte per restituire la tridimensionalità.

In entrambi i casi dipende chiaramente dal soggetto inquadrato e dalla sua natura; sia l’una che l’altra possono risultare più o meno adatte, meno comprensibili o al contrario di grande effetto.

Le posizioni di ripresa frontale sono state spesso utilizzate per lavori seriali, che comportano la necessità di riprendere un soggetto sempre dalla medesima angolazione e con gli stessi rapporti di proporzione.

Nelle inquadrature angolate, occorre prestare attenzione agli effetti dati dalle prospettive inusuali.

Diversi punti di vista
Quando è possibile è meglio osservare il soggetto da diversi punti di vista proprio attraverso il mirino della macchina fotografica: questo permette di capire quale possa essere l’inquadratura più efficace, cioè quella che meglio esprime l’idea che si vuole restituire.

Anche spostarsi in alto o in basso rispetto al punto di vista abituale è un esercizio interessante che permette di cambiare in modo radicale la prospettiva delle cose e che consente di ottenere delle immagini insolite, se non c’è la necessitò di avere una visione più canonica, con un efficace effetto straniante.

William Eggleston spesso preferiva inquadrare salendo su una sedia discostandosi molto dall’altezza del suolo: in questo modo ha potuto ottenere punti di vista forzati, inusuali e più interessanti.

Posizionare il soggetto principale
Nel comporre un ‘inquadratura bisogna considerare in primo luogo il soggetto principale, gli elementi di importanza secondaria che però possono stare nell’ immagine e gli elementi di disturbo che distraggono l’osservatore.

Una volta definito il soggetto della loto occorre decidere in quale parte del fotogramma situarlo.

Una posizione centrale offrirà una maggiore stabilità all’intera immagine, mentre le posizioni decentrate richiedono spesso un bilanciamento fornito da un elemento secondario.

Porre il soggetto in alto è sicuramente molto inusuale, mentre è più frequente nella parte inferiore del fotogramma, se si intende creare un effetto di schiacciamento.

La posizione da cui viene ripreso deve essere la più adeguata sia rispetto alle sue caratteristiche morfologiche che all’intento che si desidera comunicare.

Capire le linee di forza
Per essere veramente volenterosi si potrebbero analizzare con un semplice esercizio pratico i giochi delle linee di forza che si vengono a creare nell’immagine: si tratta di prendere delle fotografie e segnare con un pennarello i volumi e le linee che le compongono.

In questo modo è possibile leggere e isolare la struttura portante di una fotografia, un po’ come se vedessimo solo pilastri e solette di una casa in costruzione.

Le linee possono incrociarsi, formare griglie o elementi a sé stanti; i volumi, che nella foto risulteranno superfici, possono compensarsi ed equilibrarsi oppure sbilanciare tutta una composizione.

Capire questa potenzialità degli elementi che costituiscono un’immagine è determinante perché non vi sia una sorta di smarrimento nell’osservatore e non si avverta un senso di confusione, a meno che questo effetto sia voluto.

 Linee di forza
Guardando una fotografia l’osservatore normalmente è colpito in primo luogo dal soggetto del l’immagine; in un secondo momento l’occhio comincia a muoversi sulla sua superficie alla ricerca di altri elementi interessanti.

In questo secondo passaggio la visione deve essere in un certo senso guidata e condotta dalle linee di forza verso gli altri punti decisivi dell’immagine.

È proprio su questi sistemi di linee e volumi che si deve concentrare l’inquadratura, tenendo conto della struttura nascosta della futura immagine che si produrrà.

Anche in questo caso le regole sono utili per indirizzare queste scelte, ma ogni regola può essere trasgredita se esiste uno scopo per farlo.

L’evoluzione dell’estetica
Il criterio di simmetria, ad esempio, è già stato messo in discussione diverse volte nel corso della storia dell’arte, anche se più difficilmente è stata trasgredita la consuetudine di mantenere un equilibrio generale all’interno di un’opera.

Le regole di composizione hanno il solo scopo di guidare l’artista a realizzare delle “belle” immagini, dove per belle si intende che riescano a dare un piacere estetico all’osservatore.

Con il variare dei tempi, delle sensibilità e delle tematiche affrontate dall’opera d’arte varia anche la percezione del piacere estetico.

Si confronti ad esempio la produzione artistica della Grecia classica con quella del periodo ellenistico, storicamente contiguo.

Nella Grecia classica il piacere estetico era determinato dal rigore formale, dall’armonia e dalle proporzioni perfette.

Questi valori sono stati tramontati nel periodo ellenistico, in cui la civiltà greca ha cambiato radicalmente aspetto, ma a essi si sono aggiunti altri elementi, come il senso del movimento e una sorta di inquietudine diffusa.

Lo stesso vale per altri periodi storici: si pensi alla distanza tra Barocco e Neoclassicismo, o tra quest’ultimo e il Romanticismo.

Nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere sicuramente non prevale un approccio pacifico e rassicurante nell’arte e pertanto il piacere estetico si concentra su altri contenuti, connessi con le tematiche dell’uomo contemporaneo, quali il senso di disorientamento e smarrimento.

La comprensione delle regole della composizione è solo il primo passo verso la costruzione del proprio stile personale: è possibile che si renda necessario superare questi criteri per poter dire in forme nuove qualcosa di utile per la società e per se stessi.

 

Comments