La camera oscura – nel corpo della macchina fotografica


Tutto il processo descritto prima della stampa, avviene nel buio del corpo della macchina fotografica che non è altro una piccola camera oscura.

La camera obscura era usata dai pittori già nel Quattrocento: si trattava di una vera e propria scatola, molto grande, in cui era praticato un piccolo foro; la luce passava attraverso il foro e andava a proiettare l’immagine sulla parete opposta.

Il pittore e quindi in grado di disegnare sulla tela un’immagine che riproduceva in maniera perfetta il panorama, ovviando ai problemi di dimensionamento degli oggetti e di prospettiva.

La camera obscura era apprezzata soprattutto dai paesaggisti e dai pittori di vedute, che spesso non avevano tempo e capacità sufficienti per riprodurre con precisione il panorama o gli scorci cittadini.

Questo fenomeno ottico era già noto nell’antica Grecia e sfrutta un principio fisico abbastanza semplice: i raggi luminosi riflessi da un corpo si propagano lungo linee rette e passando attraverso un foro, che deve essere molto piccolo (da qui il nome di origine greca foro “stenopeico”, cioè molto piccolo), producono sulla parete opposta al foro un’immagine speculare e rovesciata della realtà ce si trova davanti al foro.

Le dimensioni del foro devono essere molto piccole altrimenti i raggi di luce si confonderebbero interferendo tra loro, e questo determina però una scarsa luminosità dell’immagine.

Un oggetto , come ad esempio una candela, rifletterà lungo delle immaginarie linee rete, in ogni suo punto una quantità infinita di onde luminose, verso ogni direzione.

Solo alcune per ogni punto avranno la possibilità di passare dal piccolo foro, perché dotate della giusta inclinazione.

Se il foro fosse molto grande potrebbero passare molte onde provenienti dallo stesso punto, creando quindi n’immagine non nitida, confusa.

Cam_Oscuraa

La camera oscura veniva usata all’inizio senza l’aiuto delle lenti ; fu Cardano il primo ad inserirle permettendo così di aumentare di molto la luminosità.

La lente convessa infatti fungeva da catalizzatore di raggi luminosi raccogliendo la luce e facendola convergere in un solo punto.

In questo modo la luminosità dell’immagine venne aumentata notevolmente, ma l’introduzione di una lente creò il problema della messa fuoco dell’immagine su un piano, che poi è stato risolto con l’invenzione di un sistema di lenti.

Come in una normale lente d’ingrandimento, la curvatura delle lenti fa sì che sia necessaria una certa e definita distanza tra la fonte luminosa, la lente e il piano di messa a fuoco.

Nel caso degli obiettivi fotografici, ogni lente è dotata di una particolare curvatura che inclina le onde luminose che passano attraverso di esse.

Gli obiettivi sono quindi sofisticati sistemi ottici che attraverso gruppo di lenti, permettono di avvicinare o allontanare dalla pellicola il punto di fuoco in funzione della distanza che intercorre tra il soggetto da fotografare e l’obiettico stesso.

Comments