La luce sul supporto fotografico: il sensore digitale


Nelle macchine fotografiche digitali la pellicola è stata sostituita dal sensore CCD (charged coupled device).

Il CCD è un circuito integrato formato da una riga, o da una griglia, di elementi semiconduttori (photosite) in grado di accumulare una carica elettrica (charge) proporzionale all’intensità della radiazione elettromagnetica che li colpisce.

Il segnale dell’onda luminosa viene reso mediante un impulso elettrico, grazie al quale è possibile ricostruire una matrice dei pixel che identificano l’onda luminosa che ha colpito ogni specifico punto del senso re.

Queste informazioni possono essere utilizzate o direttamente per la visualizzazione, in un visore, oppure trasferite in un file proprio perché il segnale elettrico può essere digitalizzato.

L’elemento chimico che permette questo tipo di funzione è il silicio, un semiconduttore utilizzato in tutti i microprocessori sia nell’ambito della telefonia che dell’informatica.

Il sensore può avere formati e dimensioni diverse, ne esistono anche di dimensioni simili al fotogramma 35 mm e naturalmente un sensore piccolo produrrà un ‘immagine di qualità inferiore rispetto a quella ottenuta con un sensore più grande, sempre che aumenti anche il numero di pixel.

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Un mosaico digitale
Il sensore è paragonabile grosso modo a un mosaico: occorre valutare la grandezza totale della parete decorata, ma anche la quantità e la dimensione delle tessere utilizzate.

Allo stesso modo la qualità del sensore è data dalle caratteristiche dei pixel che lo compongono.

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Esistono molte caratteristiche che differenziano un sensore digitale da un altro: ad esempio la capacità dei pixel di immagazzinare cariche elettriche o la sensibilità alle varie lunghezze d’onda.

Per una valutazione della qualità del sensore non troppo approfondita ma realistico basterà comunque il riferimento alle sue dimensioni e al numero di pixel in esso contenuto.

Il funzionamento del CCD si differenzia da quello della pellicola anche per il fatto che la registrazione dell’immagine sul supporto sensibile non è chimica e irreversibile, ma temporanea.

Dopo la trasmissione e la conversione del segnale elettrico in formato digitale le celle del sensore devono essere “svuotate” in modo da poter essere nuovamente esposte alla luce.

Tutte queste operazioni hanno bisogno di energia, fornita dalle batterie, mentre nel caso della fotografia analogica si potrebbe fare a meno di qualsiasi fonte di alimentazione (esistono macchine totalmente meccaniche e manuali senza esposimetro integrato o trascinamento automatico della pellicola) .

Anche il digitale permette di modificare la sensibilità del supporto, con parametri che si ricollegano alla sensibilità ISO della pellicola, con la notevole differenza che non è necessario cambiare rullino ma basta variare le impostazioni della camera sotto l’apposito menu.

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