Scrivere con la luce – il colore della luce


SCRIVERE CON LA LUCE 

Fotografare significa scrivere con la luce.

Il termine deriva dal greco ”fotos”, luce e “grafia” scrittura. Già dall’etimologia della parola emerge quindi il significato intrinseco della fotografia.

Si tratta di una traccia lasciata dalla luce su un supporto sensibile, proprio come la scrittura è il segno di inchiostro su un foglio che comunica le sensazioni e i pensieri dell’autore.

Chi Fotografa o chi riprende con una videocamera, si serve quindi necessariamente delle caratteristiche della luce per potersi esprimere.

E’ quindi molto importante conoscere quali sono le peculiarità e gli elementi fondamentali che stanno alla base di questo meccanismo, come funziona la luce e qual è il suo ruolo in questo processo che va dallo scatto alla stampa dell’immagine.

IL COLORE DELLA LUCE

La luce è innanzitutto ciò che permette di vedere la realtà con i suoi colori e le forme delle cose.

E’ una degli elementi fondamentali della vita umana ed è per questo che è da sempre di significati simbolici.

Le tenebre sono associate al male, il buio è il luogo della paura, mentre la luce richiama la conoscenza, la pace e la serenità.

Questo è legato al fatto che se non ci fosse la luce non potremmo vedere nulla.

Grazie alle onde luminose, la cui natura è un campo di studio ancora aperto della fisica siamo in grado di percepire la realtà che ci circonda.

I colori infatti non sono altro che il risultato della riflessione della luce sui corpi.

Ogni corpo trattiene alcune onde luminose e ne riflette altre.

Le varie lunghezze d’onda riflesse vanno a colpire la retina che si trova all’interno dell’occhio e che trasmette attraverso il nervo ottico le informazioni al cervello, il quale interpreta un determinato impulso come colore.

Gli oggetti che riflettono tutte le lunghezze d’onda della luce ci appaiono bianchi, mentre quelli che le assorbono tutte risultano neri.

Si dice che un oggetto ha un determinato colore quando, illuminato da una luce considerata bianca (cioè con uno spettro completo), provoca nell’osservatore una “percezione cromatica”.

Non solo le cose sono colorate, ma la luce stessa può avere delle gradazioni cromatiche.

Qualsiasi luce che non contenga tutte le radiazioni monocromatiche è percepita come colorata.

Mentre la luce solare contiene in sé tutte le lunghezze d’onda nella proporzione tale da farcela apparire bianca.

Facendo passare la luce attraverso un prisma di vetro si ottiene la scomposizione della luce in tutte le sue lunghezze d’onda, dal rosso scuro al viola scuro e facendo passare questi raggi attraverso un altro prisma il raggio si ricompone apparendo bianco.

La gamma delle onde elettromagnetiche è più ampia però di quella che l’occhio è in grado di cogliere: gli esseri umani infatti non sono in grado di percepire l’ultravioletto e l’infrarosso, che pure sono presenti nei raggi solari.

ultravioletti

E’ quindi la luce che determina la percezione dei colori e anche delle loro caratteristiche, cioè la purezza (saturazione) e la luminosità.

La saturazione può essere definita come la sensazione percepita del grado di concentrazione della tinta rispetto al contenuto di bianco.

Un esempio che può chiarire questa definizione ci può venire dal confronto di due colori: rosso e rosa.

Partendo dalla stessa tinta si ottiene l’una o l’altro dei due a seconda della quantità di bianco, nel rosa avviene il contrario.

Diremo che allora il rosso è più scuro (o più saturo) del rosa.

In generale possiamo affermare che la purezza varia da valori prossimi allo 0%, nel caso di tinte pastello.

Quasi bianche, fino al 100%, massima purezza della tinta cromatica.

Luminosità (o brillanza) è l’attributo con il quale si indica la diversa “intensità” di una luce (o, se si tratta di un oggetto colorato, della quantità di luce riflessa).

Essa corrisponde alla sensazione di un colore che va dal molto cupo (esempio: il viola) a molto brillante (esempio: il giallo).

Esiste poi un effetto più propriamente psicologico del colore.

L’occhio umano in quanto tale non ha capacità interpretative, ma registra semplicemente un segnale di l’unghezza d’onda che trasmetterà al cervello.

Il passo successivo sarà quella della codifica e dell’interpretazione.

Non è la pellicola di una macchina fotografica né il sistema ottico umano a dare un contenuto o a elaborare una sensazione psicologica, ad esempio ad interpretare come allegra una scena dai toni molto luminosi o malinconica una scena dai colori cupi.

Queste sono tutte operazioni celebrali ed emotive, che restano all’interpretazione di chi vede la realtà, come di chi vede una fotografia.

E’ molto importante e troppo spesso trascurato il fatto che il fotografo debba essere in grado di presentare gli elementi della realtà con una corretta e consapevole interpretazione.

Mentre la pellicola agisce puramente secondo processi chimici.

Un errore di valutazione di una luce può far sì che una scena e i suoi colori risultino così alterati da trasmettere con l’immagine finale una sensazione assoluta non prevista al momento dello scatto.

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