Vedere fotograficamente rappresentazione della realtà


Spesso si pensa che la miglior rappresentazione della realtà sia la fotografia, la quale viene caricata quindi di un valore oggettivo, incontrovertibile, al contrario di altre forme d’arte che sono per loro natura più immaginifiche.

Rappresentare una porzione di realtà 

Le cose stanno in modo molto diverso. La fotografia, come il video, è comunque la rappresentazione di una porzione di realtà, separata, staccata dal contesto in cui è immersa. Trasforma inoltre in una visione bidimensionale ciò che invece ha tre dimensioni (per non parlare della dimensione temporale).

Anche la percezione dei colori è molto diversa essendo sempre mediata dalla pellicola o da un sensore digitale; ovviamente la trasfigurazione della realtà sarà maggiore nel caso in cui si scelga il bianco e nero, ma anche l’uso del colore può creare un certo distacco.

Non sono solo i fattori tecnici però a determinare questa sorta di sfasatura, questa differenza tra ciò che vede l’occhio umano e quello che registra la macchina.

Nel processo visivo umano infatti sono presenti due componenti, inscindibili dal punto di vista pratico ma ben diverse per il loro ruolo.

Osservando un oggetto, le onde luminose riflesse colpiscono la retina e le informazioni vengono passate al cervello che opera la parte più significativa del processo visivo, cioè l’interpretazione del dato.

Occorre sempre tenere presente questa duplice realtà per non cadere nell’errore di pensare che la fotografia o
il video forniscano una possibilità univoca di visione.

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Rappresentazione fedele, ma solo di una porzione di realtà.

Eppure è anche vero che quando si fa una fotografia non è possibile barare troppo con i termini: se fotografiamo un fiore, la pellicola ci restituirà esattamente le onde riflesse da quel fiore, con un estrema fedeltà.

L’origine di questo paradosso sta nel fatto che la fotografia ripropone tutta la realtà che entra nell’angolo visuale dell’obiettivo, senza ovviamente fare distinzioni tra ciò che è interessante e ciò che non lo è, tra il soggetto principale e tutto ciò che è secondario.

D’altra parte però la fotografia esclude dall’immagine tutti gli altri contenuti che non siano visivi: non ci permette di cogliere i profumi, i rumori, i significati gli stati d’animo che sono insiti in un determinato soggetto.

Il compito del fotografo è spesso quello di ovviare a questo duplice inconveniente: evidenziando cosa è davvero interessante nell’immagine, deve cercare in primo luogo di attivare una sorta di pulizia generale eliminando la presenza di oggetti o cose che distrarrebbero l’attenzione e, in secondo luogo, deve provare a corredare l’immagine degli elementi che invece amplificano la consistenza e il senso del soggetto stesso.

Un mezzo espressivo

L’abitudine a paragonare la visione umana con la fotografia e la ripresa video, assimilandole ad una semplice riproduzione della realtà così com’è ha influenzato in modo negativo la consapevolezza generale relativa all’assenza della fotografia.

La fotografia è un mezzo espressivo, un medium per comunicare .

Il fine che si propone non è quello di rappresentare una realtà uguale a se stessa, ma quello di comunicare un particolare intento del fotografo , far passare un concetto, un’idea o una sensazione.

In questo senso è utile tenere presente le differenze tra visione umana e ripresa fotografica o video, in modo da non incorrere in errori e fraintendimenti e per evitare la sgradevole sensazione di inadeguatezza che può nascere dal confronto fra la fotografia scattata e la realtà.

La visione della fotocamera

E’ necessario rendere in modo grafico la tridimensionalità percepita dalla visione bioculare dell’uomo, così come occorrerà esprimere in qualche modo il senso del movimento (almeno nella fotografia, visto che sotto questo aspetto il video si avvicina alla percezione umana); bisognerà abituarsi al fatto che mentre l’occhio ha la capacità di mettere a fuoco piani abbastanza diversi grazie alla sua naturale adattabilità (il cristallino ha la capacità di muoversi entro un determinato intervallo per mettere a fuoco), questo non accade negli obbiettivi che hanno un solo punto di messa a fuoco perfetto, ma permettono teoricamente infinite possibilità di sfocature, nell’occhio umano anche l’angolo di visuale è fisso mentre in fotografia e video è molto variabile a seconda dei diversi obiettivi, consentendo diverse possibilità espressive.

Occorre quindi allenamento per capire come vede la fotocamera e abitudine ad immaginare la fotografia che stiamo scattando, tenendo conto di vari aspetti come la composizione grafica, la luminosità e la componente cromatica.

Imparare a vedere fotograficamente alla realta’

Naturalmente accanto a queste considerazioni più squisitamente tecniche non andrebbe dimenticato lo scopo comunicativo, il senso e il valore che si vuole dare all’immagine.

Questo è determinante per garantire una scelta che non alteri ma anzi evidenzi il significato della fotografia.

Bisogna quindi imparare a vedere fotograficamente, abituandosi alla mancanza di profondità della visione monoculare chiudendo un occhio e considerando le cose come un insieme di superfici e contorni, di linee e colori.

Normalmente gli uomini sono condizionati nel loro processo visivo dalla memoria : si “vede” la neve bianca anche di notte perché si sa che lo è, ma in effetti al mutare delle condizioni della luce cambiano anche le percezioni dei colori.

Il fotografo sa vedere le cose come in effetti verrebbero registrate dalla macchina fotografica, prescindendo dai dati della memoria e anche da tutti gli altri elementi che si aggiungono alla contemplazione visiva.

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Estraniarsi dal contesto

La fotografia infatti non opera una partizione solo in senso spaziale, ma anche temporale sensoriale.

Quando si scatta occorre tenere presente che quella immagine verrà rivista in condizioni esterne del tutto diverse: non ci sarà più il mare, con quella luce, quel profumo, ma avremo solo la sensazione visiva di quel particolare che è stato scelto .

Non si avrà neanche il contesto temporale.

La fotografia infatti riproporrà un istante del tempo, avulso dal flusso di eventi in cui era inserito. Pertanto non sarà mai supportato nella sua interpretazione da una serie di fatti o circostanze che hanno preceduto o seguito lo scatto.

Tante interpretazioni della realtà

Anche se sembrano solo note a margine è importante tenere conto di questi aspetti perché spesso in fotografia non è riuscita bene solo perché non si sono saputi utilizzare i giusti procedimenti tecnici.

Altre volte non si è calcolato il suo potere di cristallizzare un attimo: se è vero che da una parte fa vivere in eterno un momento, è anche vero che corre il rischio di farlo morire, un po’ come il fiore, che una volta colto strappato dal suo contesto, muore.

Da questo punto di vista si può sfatare il mito della differenza di oggettività tra pittura e fotografia: di fatto entrambe operano una netta interpretazione della realtà, creando immagini che non sono quelle che i nostri occhi vedono realmente.

E’ vero che la fotografia ha comunque un rapporto più stretto, di necessità, con il dato reale rispetto alla pittura, ma questo non significa affatto che le possibilità creative siano limitate.

E’ possibile fotografare ogni cosa in un’infinità di modi diversi e il compito, nonché il grande divertimento, del fotografo è proprio quello di scovare sempre nuovi soggetti da rappresentare con un valore aggiunto e con modalità espressive sempre più vicine ai propri intenti.

La novità e l’originalità da sole non sono un valore dal punto di vista artistico, l’essenziale e comunicare qualcosa di significativo.

Conoscere le regole del gioco.

In questo senso non esistono soggetti da preferire , anche se ci sono sicuramente situazioni in cui è più facile ottenere una buona fotografia.

In genere le composizioni molto complesse, le prospettive accentuate presentano maggiori difficoltà rispetto ad un soggetto forte e isolato, in grado da solo di reggere tutto il peso dell’immagine, ma non esiste un soggetto che non possa essere fotografato trasmettendo qualche cosa di interessante.

Un passo preliminare in ogni caso è la conoscenza delle tecniche che stanno alla base della fotografia e della peculiarità che la differenziano dalla normale visione umana. In questo modo è possibile conoscere “le regole del gioco” sulla quale impostare la strategia. Senza avere queste coordinate essenziali, si rischia di non ottenere l’effetto desiderato e quindi alla fine di scoraggiarsi.

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